Donne e Lavoro: basta quote rosa, facciamo valere le competenze

A cura di Paolo Ferrario, Presidente e AD di e-work

Il Covid-19 ha inciso duramente sul lavoro e su quello al femminile in particolare. Secondo l’ultimo rapporto Istat, dei 101mila occupati in meno registrati a fine 2020, 99mila sono donne. Rispetto al dicembre dell’anno precedente, il tasso di occupazione femminile ha conosciuto le flessioni maggiori. I settori più colpiti, del resto (basti pensare ai servizi, al turismo, con gli alberghi e la ristorazione) sono quelli in cui, tradizionalmente, la forza lavoro impiegata è maggiormente femminile e dove la riduzione di personale ha toccato l’80%.

All’opposto, a rilevare la più alta domanda, da un anno a questa parte, sono le attività legate alle professioni tecnologiche e digitali, oltre che alla formazione scientifica STEM che è storicamente frequentazione più maschile, con una presenza femminile che si ferma al 16%.

Per sostenere l’occupazione femminile è richiesto un cambiamento culturale e di sistema; per fronteggiare il “Gender Gap”, che secondo l’ultimo rapporto del World Economic Forum rischia pure di peggiorare a seguito della pandemia (e l’Italia si assesta 63esima in classifica, quindi tra i peggiori in UE), è  necessario superare il concetto di quote rosa che è già obsoleto e  va sostituito con quello della valorizzazione della professionalità e della preparazione, senza riserve o valutazioni di genere.

Un primo passo per colmare il gap delle competenze può essere incentivare e orientare maggiormente le giovani donne verso i settori a più alta occupabilità – come quelli tecnologici, scientifici e digitali – già a partire dalle scelte formative e scolastiche, superando un retaggio culturale nelle scelte di studio che penalizza alla base pari accessi alle professioni.  Prioritari per agevolare l’occupazione al femminile devono essere inoltre gli interventi nelle politiche attive e nel welfare, a partire da un’effettiva politica di sostegno alle madri lavoratrici. Non sono tanto gli incentivi economici a fare la differenza, ma lo sviluppo di un sistema virtuoso che sia in grado di creare le condizioni affinché, per ogni mamma che rientra al lavoro o va in maternità, si aprano per altre figure opportunità di lavoro (baby sitter ad esempio).

e-work è da sempre in prima linea per la promozione di politiche attive e per favorire il reinserimento lavorativo creando percorsi basati sulla valorizzazione delle competenze e dell’identità individuale. In controtendenza con lo scenario del lavoro sopra descritto, il 54% del personale che inseriamo nel mondo del lavoro in somministrazione è femminile. Crediamo fortemente nella diversità come risorsa. Dal 2018 siamo una delle imprese associate a “Valore D”, organizzazione con cui condividiamo l’obiettivo di formare, noi per primi, un’impresa inclusiva, che valorizzi l’equilibrio di genere e l’identità femminile nel lavoro, e ne incrementi la leadership. Ideali che hanno ben presto preso una forma molto concreta nella nostra realtà: su circa 200 dipendenti e-work 163 sono donne, su 16 figure quadro inserite in azienda 12 sono donne. I dirigenti sono 2 di cui uno donna.